CANNABIS CONTRO IL DECLINO COGNITIVO

Le malattie neurodegenerative e la demenza, collegate all’invecchiamento hanno un forte impatto, a livello sociale, come confermato dalle recenti statistiche: ogni anno ci sono quasi 10 milioni di nuovi casi di Parkinson.

L’ Alzheimer è la demenza piú comune (più del 60-70% dei casi), ci sono poi i deficit cognitivi (post ictus) e il declino cognitivo-motorio del Parkinson.

Le farmacoterapie attualmente disponibili sono prevalentemente sintomatiche, con diversi effetti collaterali, e non riescono a svolgere un’azione neuroprotettiva.

Numerosi studi scientifici confermano che il Sistema Endocannabinoide (ECS) è coinvolto nella malattie neurologiche tipiche dell’invecchiamento. I Cannabinoidi possono offrire nuove potenzialità terapeutiche. In ogni caso gli studi sull’uomo sono ancora relativamente scarsi, rispetto a quelli fatti sull’organismo animale. Quindi la maggior parte dei dati sulle strategie di trattamento delle neuropatologie senili, con cannabinoidi deriva, quindi, da studi preclinici.

THC e CBD sono i principali cannabinoidi usati

I principali cannabinoidi estratti dalla Cannabis sativa sono il CBD e THC. Entrambi intergiscono, sia come agonisti, sia come antagonisti, sui recettori del Sistema Endocannabinoide umano, CB1 e CB2 e sugli altri recettori (5HT1A, 5HT3 e TRPV1).

Grazie a questi legami, il THC e il CBD hanno mostrato numerose proprietà terapeutiche per trattare alcune malattie neurodegenerative. La loro azione sul tessuto nervoso e le caratteristiche farmacologiche, sono studiate e oggetto di nuovi approfondimenti.

Cannabidiolo (CBD):

In vitro: il CBD riesce a modulare il rilascio di fattori infiammatori (le citochine) e attiva la migrazione delle cellule responsabili dei danni neuronali. In concreto svolge un’azione immunomodulante.

Il CBD offre anche un’azione antiossidante nel tessuto nervoso. Durante la sperimentazione, il CBD ha mostrato di controllare anche la formazione delle placche amiloidi della malattia di Alzheimer.

In vivo: i dati ottenuti da diversi studi su patologie associate al danno cerebrale, hanno evidenziato che il CBD abbassa i livelli di stress ossidativo nel tessuto nervoso, rallentando e riducendo eventi infiammatori locali.

Il CBD ha evidenziato anche effetti neuro protettivi attraverso l’incremento della capacità di risposta verso lo stress ossidativo, dovuto ad infiammazione persistente sempre presente nei disturbi neurodegenerativi. Il CBD migliorerebbe, anche, la sopravvivenza neuronale, che invece è ridotta dalle patologie neurodegenerative.

THC:

Nei recenti esperimenti, in modelli animali, è stato dimostrato l’azione neuroprotettiva del THC sulla rete neuronale dell’ippocampo.

Con la somministrazione di THC, si è evidenziata la neurogenesi nell’ippocampo in topi con danni cognitivi, causati da infiammazione persistente. In questo modo si è avuto il ripristino delle funzioni cognitive e della memoria.

Il THC provoca, sia in vitro che in vivo, una risposta del tessuto cerebrale.

Dosi di THC inferiori a 3 mg/kg p.p. hanno dimostrato di ridurre la sintesi del marcatore amiloide, caratteristico del’Alzheimer, senza produrre né deficit di memoria, né effetti psicotropi.

Sinergia CBD-THC

E’ stato dimostrato che il CBD riduce al minimo gli effetti psicotropi della metabolizzazione del THC nell’organismo umano: quindi la somministrazione contemporanea di THC e CBD è utile per ridurre gli effetti collaterali del THC e per potenziarne gli effetti positivi. Tale azione è già stata dimostrata, clinicamente, nel trattamento della spasticità e del dolore nella Sclerosi Multipla.

Cannabis e l’azione neuroprotettiva e antiossidante per curare l’Alzheimer

L’ Alzheimer è caratterizzata da placche neuritiche che creano una degenerazione nervosa, che progressivamente produce perdita di memoria a breve termine e riduzione di abilità intellettive, provocando il declino cognitivo.

Studi Preclinici: Le ricerche precliniche su terapie con cannabinoidi, nell’ Alzheimer, hanno rivelato sugli animali, l’efficacia dell’azione agonista dei cannabinoidi verso i recettori CB1 e CB2.

Il risultato è un notevole miglioramento comportamentale nell’animale.

In un modello animale, la somministrazione di 3mg/kg di THC una volta al giorno per 4 settimane, aggiungendo un inibitore,ha ridotto il numero di placche e neuroni degenerati .

Gli studi proseguono…….

Studi Clinici: Sono disponibili ancora pochi studi clinici sulla terapia con cannabinoidi per i malati di Alzheimer. I primi risultati hanno evidenziato un notevole miglioramento sugli stati di agitazione e sul ritmo sonno-veglia, con una forte riduzione dell’irrequietezza: i risultati con poche settimane di trattamento, senza effetti collaterali.

Parkinson e Cannabinoidi: risultati promettenti sui deficit motori

Il morbo di Parkinson è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da disturbi motori (tremore, bradicinesia, instabilità posturale), cognitivi e comportamentali, che diventano progressivamente invalidanti. Con questa patologia vi è una morte progressiva dei neuroni cerebrali.

Studi Preclinici: La ricerca preclinica nel Parkinson si è concentrata principalmente sul miglioramento della neurotrasmissione. In modelli animali che riproducevano la neurodegenerazione parkinsoniana, la terapia a base di cannabinoidi, ha ridotto il danno neuronale, attraverso l’interazione con i recettori cannabinoidi CB1 e CB2. Sia il THC che il CBD hanno proprietà antiossidanti e migliorano le lesioni in modelli animali.

Altre ricerche hanno dimostrato benefici anche sui danni motori.

Studi Clinici su pazienti affetti da morbo di Parkinson (tra i 45 e gli 83 anni), hanno ottenuto un notevole miglioramento dei sintomi come rigidità e tremore.

Il CBD è efficace anche nel promuovere un miglioramento nei pazienti che soffrono di discinesia.

Uno studio sull’efficacia del CBD nel trattamento dei sintomi psicotici nel morbo di Parkinson, ha riportato risultati promettenti.

Dopo 4 settimane di somministrazione, i sintomi psicotici hanno subito una significativa riduzione senza effetti avversi.

Inoltre in un recente studio, la somministrazione di CBD ha determinato in pazienti con morbo di Parkinson una diminuzione dell’ansia e dei tremori.

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Concludendo

Vi è una forte presenza di studi sulla terapia cannabinoide nel declino cognitivo effettuati in vivo e nell’iter preclinico.

Grandi risultati si hanno sull’azione neuro protettiva e antiossidante sia del CBD che del THC, che potrebbero diventare una risorsa terapeutica per limitare l’estensione e la gravità dei danni neuronali tipici delle malattie neurodegenerative.

Gli studi clinici, per ora sono più ridotti , ma confermano l’azione terapeutica di questi 2 cannabinoidi sia nella malattia di Alzheimer che nel morbo di Parkinson.

L’olio di CBD, di elevata qualità, si può utilizzare sia come neuroprotettivo che antiossidante: si può beneficiare, così, di tutte le proprietà terapeutiche del principio attivo.

E’ consigliabile consultare il proprio medico di fiducia, in particolare, se si sta seguendo una terapia farmacologica