Cosa cambierà per i clienti CBWeed Buccinasco

Decreto CBD –   Cosa cambierà per i clienti CBWeed Buccinasco.
Possiamo rassicurarti che non cambierà nulla. Si potranno continuare ad acquistare i nostri prodotti sul nostro sito o nel nostro negozio in completa tranquillità, noi di CBWEED abbiamo creato una linea di Oli di CBD certificati per uso Cosmetico, quindi assolutamente legali.  Proprio per far fronte ad un’anomalia, solo italiana, ogni nostro olio, prodotto, ha la Certificazione Cosmetica presso il portale europeo CPNP (Cosmetic Product Notification Portal).

Il nostro CBD sarà sempre di prima qualità ad un prezzo sempre accessibile. Il nostro Brand difenderà sempre il nostro lavoro e si sta, contemporaneamente muovendo, insieme alle più importanti organizzazioni del settore per aprire un dialogo costruttivo con le istituzioni in modo da far sentire la nostra voce, per difendere i diritti sia di chi lavora nella filiera della canapa, sia di chi utilizza il CBD per gli effetti benefici che offre.

CBWEED è inoltre presente in diversi paesi europei, dove la situazione è completamente differente.   Per qualsiasi necessita’ i canali social sono aperti, come la possibilità di venirci a trovare in negozio. I dubbi e le paure si dissolveranno, non credendo alle notizie infondate e false, causate da un continuo terrorismo mediatico, che favoriscono solo i pregiudizi e il potere delle lobby.

Cambia la destinazione d’uso, ma non la qualità del contenuto. I nostri oli non sono prodotti con addizione di cristalli isolati, ma derivati da processi di estrazione in CO2 supercritica, quindi definiti “Full Spectrum” per la loro gamma terpenica e di cannabinoidi, questo a differenza di quelli addizionati che NON possono essere definiti “Full Spectrum”, in quanto composti da un unico cannabinoide isolato e spesso venduti con percentuali non veritiere. Le nostre percentuali dichiarate sono sempre reali e accompagnate da analisi di laboratorio.

Cosa dice il nuovo Decreto?

Partendo dall’inizio, nel 2020, il ministro Roberto Speranza emana un decreto (1 Ottobre 2020) per inserire il CBD, ad uso orale nella tabella dei medicinali estratti da sostanze stupefacenti, ma il 28 Ottobre 2020, a seguito di tantissime proteste da parte della cittadinanza, delle aziende produttrici e associazioni, che utilizzano la Cannabis a scopo terapeutico e anche, probabilmente, a fronte di un enorme danno economico per l’Italia, Speranza firma un nuovo decreto che sospende il primo, mettendo, temporaneamente, al sicuro il CBD che così non viene ritenuto sostanza stupefacente.

Dopo tre anni, il 7 agosto 2023, il ministro della salute Schillaci firma un nuovo decreto che revoca il precedente (28 Ottobre 2020 decreto di sospensione di Speranza).

Così dal 22 settembre 2023, se il decreto del 1 Ottobre 2020 entrerà in vigore  “le composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo” saranno inserite nella tabella dei medicinali estratti da stupefacenti.

Situazione legislativa del CBD in Europa

Nel 2017 l’OMS afferma che le preparazioni di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale perché non creano danni né dipendenza. Il CBD viene rimosso dalla tabella IV delle sostanze “particolarmente dannose e di quelle che hanno un valore terapeutico estremamente ridotto”. 

Nel 2020 la Corte di Giustizia Europea emana una sentenza sul CBD: il CBD non può essere considerato una sostanza stupefacente e quindi  “uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del CBD, prodotto in modo legale in un altro Stato membro, quando sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza e non solo dalle sue fibre e dai suoi semi”. 

In Germania il Tribunale amministrativo di Düsseldorf, il 26 maggio 2021, ha annullato il divieto di vendere prodotti con CBD naturale;

In Francia il Consiglio di Stato di Parigi (ordinanza 24 gennaio 2022), ha sospeso l’ordinanza governativa che limitava l’impiego di fiori e foglie di canapa alla sola produzione industriale di estratti e il Consiglio di Stato francese (sentenza 29 dicembre 2022), ha annullato definitivamente tale provvedimento;

Visionando i dati, sembra che l’Italia stia andando contro le linee europee, senza la preoccupazione di mandare in crisi un intero settore e provocare danni economici ed occupazionali.

Punti deboli del nuovo decreto sul CBD

Alcuni punti deboli del decreto del 7 agosto 2023, a nostro parere:

La convenzione Internazionale sugli Stupefacenti (1961) non considera il CBD una sostanza stupefacente

L’OMS reputa che il CBD non sia una sostanza da tenere sotto controllo, in quanto non crea nè danni, né dipendenza

La posizione italiana è in contrasto con le posizioni delle autorità francesi, inglesi e tedesche, che non hanno inserito il CBD nelle tabelle nazionali degli stupefacenti
La posizione italiana contrasta con la NORMATIVA EUROPEA che, dovrebbe essere di fonte superiore alle leggi italiane. Dal 2020 la Corte di Giustizia Europea, avendo stabilito che il CBD non è una sostanza stupefacente, ha dichiarato che “uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (CBD) legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi”

Il decreto e’ quindi in contraddizione, in particolare, con la L. 242/2016 che permette la coltivazione di varietà di canapa da cui si ottengono vari prodotti, tra cui quelli di tipo alimentare.

Che cosa fa CBWEED, aspettando il ricorso?

Nell’attesa del ricorso da parte di aziende, associazioni, esercenti del settore che stanno raccogliendo fondi, per arrestare il decreto, noi continueremo a vendere regolarmente il nostro CBD, che non è un farmaco e viene registrato regolarmente come cosmetico ad uso topico, potendo continuare, così,  a utilizzarlo come sempre, senza prescrizione medica.

Dunque occorre FAVORIRE E NON DISTRUGGERE LA CRESCITA ECONOMICA E IMPRENDITORIALE IN UN SETTORE ASSOLUTAMENTE GREEN, CONTINUANDO AD INVESTIRE.
Continua a supportarci, con la stessa fiducia di sempre, scegliendo il nostro CBD.  Riteniamo che, in Italia, la storia del CBD sia ancora tutta da scrivere, promuovendo un’informazione corretta, salvaguardando una filiera italiana dalle grandi potenzialità.